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La dea

Novembre 5, 2009

Ne parlano un po’ tutti e un po’ tutti seguono ragionamenti imprecisi.

Il problema è la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sull’esposizione dei crocifissi nelle aule.

La frase fondamentale della sentenza è quella secondo la quale il crocifisso “violazione della coscienza e della liberta’ religiosa”.

Il dizionario italiano spiega così la coscienza religiosa:

sentimento che ciascun individuo ha dei valori morali; criterio di giudizio del bene e del male; dirittura morale

 

Abito a Segrate, e tutti i giorni (per andare al lavoro, in palestra o da amici) attraverso l’incrocio della Moschea (quella famosa, quella dove la Santanchè va fuori i cancelli ogni due per tre a fare le sue pagliacciate)  potete immaginare quante persone veda abbigliate per la preghiere, o quante donne velate incontri.

Ebbene tutte le volte che  il mio sguardo incontra tutto ciò non sento i miei valori morali, o i giudizi del bene e del male spostarsi, in alcun modo.

Anzi è quando mi confronto con ragazzi di altre religioni (ricordo grandi discussioni su veli, carni di maiale, e concezione del divino in università con Ibrahim) che la mia coscienza religiosa acquista un senso.
Perché presa così, fine a se stessa, nel buio della propria cameretta l’identità di ciascuno non ha senso.

Passiamo alla seconda parte della frase incriminata : violazione della libertà religiosa.
Qui l’argomento si fa molto più spinoso, perché si deve definire cos’è la libertà.

La libertà non è fare ciò che si vuole, quella è un’interpretazione idiota del concetto di anarchia.
Alle elementari la mia maestra disse che la libertà è fare quello che è concesso dalla legge a patto che la propria libertà non intacchi quella del prossimo; concetto che li per li presi per buono ma che ora mi fa rabbrividire.
Se ciò fosse vero il mio agire sarebbe definito esclusivamente dalla legge (interpretazione farisaica molto cara all’ IDV e ai suoi fan) dall’altro perché a ben pensarci questa definizione porta in se stessa la citazione di ciò che deve definire, creando così il famoso “cane che si morde la coda”.

Io credo che la libertà sia l’esercizio consapevole della propria umanità, ed è nel mio essere un povero cretino di 26 anni, sposato, e fottutamente cristiano che incontrarti con il chador per strada non mi urta, mi fa porre delle domande.
Sapere che il sabato non puoi compiere dei gesti, non mi offende , ma mi provoca.

Leggendo molti blog, alcuni anche molto famosi, mi son fatto l’idea che si stia diffondendo un sentimento per cui la libertà non abbia definizione precisa, ma che la Libertà sia una dea. Una dea che esiga il suo culto esclusivo.
“La Libertà ci vuole felici, ma siccome siamo miliardi non potrà mai farci contenti tutti ecco perché, nella sua infinita saggezza, la nostra dea ha deciso che dovremo essere tutti uguali e che ciò che ci rende diversi potrà essere espresso solo nel privato dove la dea non ci vede”

Ecco che da un culto del genere nascono sentenze come quelle del crocifisso e sono perfettamente giustificabili.