
dal corriere di oggi:
Perché la matematica non è un’opinione. Sapete quanti stipendi governativi hanno subìto la riduzione del 30%? Appena trentadue: trentadue su 100. E sarebbero stati soltanto 30 se fossero state accettate le dimissioni dal Senato del ministro Livia Turco e del sottosegretario Franco Danieli, a tutt’oggi ancora senza risposta. Dal taglio sono stati esclusi per ora in 68: tanti sono ministri, viceministri e sottosegretari non parlamentari. Ma perché sono stati salvati? Forse perché guadagnano meno dei loro colleghi di Camera e Senato che sommano allo stipendio di governo anche gli emolumenti della carica elettiva? Non che l’indennità parlamentare non spetti a tutti i componenti dell’esecutivo: una legge varata dal governo D’Alema nel 1999, per mettere fine a quella che doveva essere considerata un’«odiosa» discriminazione, concesse infatti anche agli esponenti cosiddetti tecnici dell’esecutivo un’indennità identica a quella parlamentare: circa 140 mila euro lordi l’anno. Ovviamente cumulabile, spiega la nota dell’ufficio studi della Camera, con «l’indennità non decurtata di membro del governo».
Ora non voglio polemizzare su quanto prendono i politici italiani, ma è possibile che il taglio delle spese sia stato presentato a tutti come una cosa buona e giusta che i parlamentari facevano per salvare il paese e poi a conti fatti è tutto una presa in giro?
Ma chi scriveva gli articoli d’elogio prima con che faccia lo faceva?


